mercoledì 30 luglio 2014

Oggetto: interrogazione – via Padre Baglieri, zona Colleorbo (Consiglio Comunale del 30 luglio 2014)

Al Sig. Sindaco
 del Comune di
Palazzolo Acreide
Oggetto: interrogazione – via Padre Baglieri, zona Colleorbo
Con interrogazione del 12 luglio 2013 si chiedeva, tra l’altro, di rispondere sui seguenti quesiti esposti da cittadini residenti nella zona attigua alla via in oggetto:
·         se tutti i residenti si giovino di collegamento alla fognatura pubblica;
·         se sono presenti nella zona ed, in particolare, in detta via Padre Baglieri situazioni di scarico solo in fosse settiche o comunque situazioni di smaltimento non collegate alla fognatura pubblica.
Con nota di riscontro del 24 luglio 2013 prot. N. 6835 (riscontro ritenuto improprio in quanto sottoscritto dal solo responsabile del Servizio 5° e non, anche, dall’intestatario della interrogazione o dal suo Assessore delegato) il Responsabile del Servizio 5° rispondeva che:
“Tutte le abitazioni, facente parte della suddetta strada privata, sono regolarmente allacciati alla fognatura pubblica con tratti di fognature private” (Trascrizione letterale!)
Considerato che nuove informazioni pervenute confermano che in detta via persistono strutture residenziali non collegate alla fognatura pubblica e che alle stesse sarebbero, secondo un recente allarme, fonte di inquinamento della vicina fontana di Madonna delle Grazie, fontana a libero accesso e priva di avviso di eventuale non potabilità delle sue acque,
si chiede ulteriore verifica, con successiva Sua risposta scritta,
o dell’Assessore (e non a firma di altri soggetti se non sostenuta da quella di un responsabile politico) sui quesiti sopra rinnovati e si chiede, infine, se può essere confermato l’allarme di inquinamento della fonte di via Madonna delle Grazie, a cui continuano ad attingere tantissimi cittadini anche non palazzolesi.
Palazzolo Acreide, 30 luglio 2014
I Consiglieri

Oggetto: richiesta copia verbale (Consiglio Comunale del 30 luglio 2014)

Al Sig. Sindaco
 del Comune di
Palazzolo Acreide
P. C.              Al Comando di
Polizia Municipale
Oggetto: richiesta copia verbale
A seguito delle segnalazioni presentate da questo Gruppo in vari Consigli Comunali, confermate da quella formalmente presentata in data 27 giugno dall’On. Stefano Zito, deputato regionale del Movimento Cinque Stelle, di cui si allega copia,
si chiede alla S. V.
di sollecitare il Comando Municipale a fornire al Gruppo Consiliare il verbale del sopralluogo richiesto.
L’ultima segnalazione fa seguito ad una richiesta telefonica di sopralluogo dello stesso deputato, rinviato a causa dell’indisponibilità della pattuglia, impegnata, nella stessa giornate e allo stesso orario, presso le bancarelle in zona Largo Senatore e dintorni.
Più volte il verbale è stato richiesto dal gruppo presso il Comando, ma il rilascio di copia dello stesso è stato continuamente rinviato.
Palazzolo Acreide, 30 luglio 2014

I Consiglieri

Oggetto: riscontro a risposta del Sindaco prot. 6051 (Consiglio Comunale del 30 luglio 2014)


Al Sig. Sindaco
 del Comune di
Palazzolo Acreide
Al Segretario Generale
Oggetto: riscontro a risposta del Sindaco prot. 6051
In data 21 marzo 2014 il nostro gruppo consiliare ha presentato un’interrogazione avente oggetto “Art. 14 del d.lgs 33 del 14 marzo 2013”.
In quell’occasione si interrogava il Sindaco su quattro punti riportati nel primo allegato alla presente.
Sempre in data 21 marzo 2014 il gruppo consiliare “Cittadini attivi per Palazzolo” indirizzava al Sindaco una seconda interrogazione avente per oggetto “Concessioni autorizzazioni in deroga – delibera C. C. n. 66/2008” in cui venivano formalizzate richieste circa l’argomento in oggetto, consultabili nella copia allegata alla presente.
Trascorsi i 30 giorni, previsti dall’Art. 60 comma 4 del Regolamento Consiliare, in assenza di riscontro da parte del Sindaco, il gruppo ha formalizzato, durante la seduta consiliare successiva del 28 aprile 2014, due quesiti indirizzati al Segretario Generale, aventi come oggetto “Mancato riscontro ad interrogazioni consiliari”, in cui si chiedeva allo stesso di valutare e intraprendere i dovuti provvedimenti per la mancanza da parte del Sindaco, e “Art. 14 d.lgs n. 33”, in cui si interrogava lo stesso Segretario su quali attività di controllo avesse svolto sulle dichiarazioni in oggetto, sollecitandolo ad intraprendere i dovuti provvedimenti nei casi di inadempimento.
All’ultima interrogazione, facendo anche riferimento a quella già presentata in data 21 marzo 2014, il Segretario ha risposto, con data 22 maggio 2014 (ma in assenza di numero di protocollo), di aver effettuato delle verifiche “riscontrando dati mancanti riferiti a due consiglieri comunali e ad un amministratore” per i quali sarebbero state avviate le procedure di segnalazione previste per legge. Inoltre ha assicurato che avrebbe provveduto a “richiedere, tramite mail-pec, a tutti i consiglieri l’aggiornamento dei dati con riferimento all’anno 2013”.
Nessun riscontro per la prima delle due interrogazioni del 28 aprile, avente oggetto “Mancato riscontro ad interrogazioni consiliari”.
In data 26 giugno 2014 il gruppo ha, ancora una volta, indirizzato un’interrogazione al Sindaco con oggetto “Art. 14 d.lgs. 33/2013”, prendendo atto del suo mancato riscontro alla precedente del 21 marzo 2014, in cui erano state richieste anche risposte di natura politica, ovviamente non demandabili ad altri funzionari.
Ad oggi, alcuni dei quesiti sollevati non risultano riscontrati, in particolare non è ancora arrivato alcun riscontro dall’interrogazione “Concessioni autorizzazioni in deroga – delibera C. C. n. 66/2008”, né si ha conoscenza di quale sia lo stato delle procedure di segnalazione per le mancanze riscontrate.
Si chiede alle SS. VV., di fornire, per iscritto, al gruppo consiliare, i riscontri mancanti ed integrare quelli incompleti.
Alla presente si allegano 7 allegati, in modo da facilitare l’effettiva verifica di quanto richiesto.
La risposta scritta va indirizzata al primo firmatario della presente.
Palazzolo Acreide, 30 luglio 2014

I Consiglieri

sabato 26 luglio 2014

Invito ufficiale ad Innovazione Civica per un confronto sui contenuti

L’insoddisfazione per lo stato delle cose e l’aspirazione ad una visione alternativa per la nostra comunità, oggi non rappresentata da chi ci governa, sono gli spunti ideali con cui si potrebbe stimolare una valida discussione.

Il comunicato stampa di “Innovazione Civica”, su turismo, associazionismo ed artigianato, contiene argomentazioni condivisibili, in buona parte affrontate anche nella nostra attività politica, consiliare e non.

Raccolgo, quindi, l’invito ai rappresentanti delle istituzioni ad ascoltare le istanze giovanili, perché lo ritengo utile e perché diventa anche necessario, se si vuole immaginare e costruire un paese diverso.

Quella di “Innovazione Civica” è oltretutto una richiesta legittima, considerando che, all’ultima competizione amministrativa, ha ricevuto l’investitura di una parte del paese che, solo a causa del sistema maggioritario vigente, non ha alcuna rappresentanza in Consiglio.

Pertanto, è giusto cogliere l’occasione per rivolgere l’invito a Innovazione Civica al fine di un confronto, con il mio gruppo di appartenenza, su contenuti, temi e argomentazioni comuni e, magari, per trovare soluzioni o azioni concordate da portare a compimento in maniera congiunta.

Fabio Fancello
Consigliere Comunale
di Sinistra Ecologia Libertà
in “Cittadini Attivi per Palazzolo”

sabato 16 novembre 2013

Ritengo doveroso fare il punto sull’ultimo Consiglio Comunale di Palazzolo Acreide, dell’8 novembre scorso.

Dopo aver approvato all’unanimità i primi punti programmati (sostegno ai Sindaci ribelli contro SAI 8, i regolamenti su servizio ASACOM e Consulta degli Stranieri e l’istituzione dell’Area di Raccolta Ottimale), il Consiglio Comunale di Palazzolo, ha registrato, sull’ultimo punto, forti tensioni e contestazioni da parte del Gruppo di opposizione “Cittadini Attivi”.

Si doveva approvare un o.d.g. teso a formulare un appello, un semplice ma sentito appello, al Governo ed al Parlamento nazionale, per l'immediata abolizione del reato di immigrazione clandestina, delle norme previste dalla legge 189/02 (Bossi/Fini) e per la revisione della normativa in tema di immigrazione.

Un documento di cui il Presidente del Consiglio stesso e il Capogruppo della maggioranza, cioè le massime espressioni della forza che sostiene l’Amministrazione, figuravano primi firmatari e su cui, però, la maggioranza stessa ha chiesto un rinvio per maggiori approfondimenti sulla legge, con l’intenzione di individuare, prima, gli indirizzi nazionali ed europei.

Lo sdegno da parte del gruppo consiliare di opposizione si è concretizzato nell’abbandono dell’aula, in segno di protesta, ritenendo la richiesta di rinvio pretestuosa. Una seria e credibile proposta di approfondimento o, se il caso, di rinvio, poteva pervenire in sede di Conferenza dei Capigruppo, nei momenti antecedenti la seduta del Consiglio stesso o con una richiesta di sospensione dei lavori.

Sono rimasto in aula per spiegare le ragioni e non per mantenere il numero legale a supporto di una maggioranza a ranghi ridotti. Ho cercato di chiarire che lo scopo della campagna nazionale, lanciata sì da una parte politica, ma condivisa da tantissimi Consigli Comunali e Provinciali d’Italia, era semplicemente quello di sollecitare il legislatore nazionale ad un impegno, non più prorogabile, per  una revisione  dell’intera normativa in materia di immigrazione, nel rispetto dell’art. 10 della Costituzione, della Carta Europea dei Diritti Fondamentali e, quindi, del diritto alla vita ed alla dignità umana.

Mi sono alzato per lasciare l’aula e raggiungere i colleghi, ma con una “furbata”, il Presidente, votazione “alzati e seduti” in tempi record, ha considerato il gesto come voto contrario, ma utile a mantenere il numero legale. A nulla sono valse  le proteste, che faremo valere, in ogni caso, nella prossima seduta.

Quel che è emerso dal Consiglio è, a mio parere, molto sconfortante e desta forte amarezza.

Nessuna velleità di sostituirsi al Parlamento. Anche solo pensarlo, vuol dire non aver compreso nulla di ciò che era in discussione.

Si chiedeva un gesto di solidarietà, anche simbolico, a fronte delle tragedie avvenute nei mesi scorsi e una sensibilità, di livello, su un tema che ha coinvolto e sconvolto centinaia di vite umane.

Si proponeva un giudizio di condanna su quelle leggi che a livello internazionale, in maniera trasversale, sono considerate “leggi-vergogna”.

A fronte di eventuali ritardi del Governo e del Parlamento, mi chiedo, se dopo il rinvio chiesto dalla maggioranza “per approfondimenti” sul tema, e non dall’Amministrazione, come letto sulla stampa, occorra  attendere la prossima tragedia e un numero sempre maggiore di vittime per affrontare ancora l’argomento in Consiglio.

Eppure l’o.d.g. sul tema era stato posto senza contrapposizioni di parte, ma su condivisione di intenti. In Consiglio, invero, è stato chiesto un rinvio per “ulteriori approfondimenti” su un tema e su una tragedia continua riportati in maniera giustamente ossessiva dai giornali, dalle tv e sulla rete.

Avremmo rispettato anche un voto contrario all'appello, prima condiviso, da rivolgere al Parlamento; non condividiamo rinvii pretestuosi.

Si auspicava una prova di sensibilità ed una testimonianza di vicinanza nei confronti di chi subisce la tragedia dell’emigrazione e di chi è chiamato ad affrontarla sul suolo italiano con spirito di servizio. Non si aveva la pretesa di suggerire una nuova normativa al Parlamento. Non è nostra competenza e non ne abbiamo, probabilmente, le capacità.

Si è persa, in conclusione, fatto gravissimo, un’occasione per trasmettere alla cittadinanza un segnale positivo.

Fabio Fancello
Consigliere Comunale di Sinistra Ecologia Liberta
nel Gruppo Consiliare di “Cittadini Attivi per Palazzolo”
e referente TILT Sicilia

domenica 6 ottobre 2013

La Tragedia, il Dolore e la Vergogna

Tragedie. Una brutta abitudine italiana è quella di ricordarsi di alcuni problemi solo a seguito di tragedie.

La Tragedia è quella che ci riporta l’attenzione su un argomento che stavamo trascurando e che stimola il circo mediatico, quello che accende i riflettori sulle cose e che, periodicamente, decide ciò di cui si deve parlare e a cui si deve pensare.

La Tragedia, porta sempre con sé cose come l’Indignazione, il Dolore, il Sangue, la Vergogna e tanti interrogativi che alimentano la discussione: “poteva essere evitata?”, ”qualcuno poteva limitarne i danni?”, “cosa fare perché non accada più?”.

Oggi la Tragedia si chiama Lampedusa.

Anche ieri, in verità, si chiamava con lo stesso nome, ma era una “tragedia minore”, da seconda o terza pagina, subito dopo le bizze dello “strano governo” e le sue “decadenze”.

Non interessava al circo e forse dava pure fastidio.

Lampedusa, si dice, è la porta dell’Europa al Mediterraneo. Una porta che la politica italiana ha sempre cercato di chiudere. Una porta che invece l’Europa vorrebbe sempre aperta, ma non spiega come e per chi.

Con Lampedusa oggi si riapre, ancora una volta, un dibattito politico sulla limitazione dei flussi migratori. Come se, in un mondo moderno sempre più globalizzato, il miscuglio, la contaminazione e l’integrazione tra i popoli possano essere evitati. Come se, il trovarci da questa parte del Mediterraneo, piuttosto che dall’altra, non fosse solo un fortunato caso.

La politica italiana, nel suo complesso, si è rivelata spesso inadeguata nel comprendere il concetto stesso di globalizzazione, restringendolo semplicemente ad una visione economica di estensione a livello planetario dei mercati e degli scambi internazionali.

Eppure il flusso migratorio è una parte integrante del mondo globalizzato, di cui spesso è stata fondamento e che, più che limitare, bisognerebbe saper gestire al meglio.

Lampedusa è stata spesso spettatrice delle diatribe di governo sul tema dell’immigrazione. Dai trattati dei nostri governi con dittatori oggi deposti e la “ripartizione” di migranti tra i nostri paesi confinanti, all’istituzione di leggi disumane come quella sul reato di clandestinità e la famigerata Bossi-Fini, che, già dal nome, dovrebbe lasciar intuire con quale logica e spirito “umanitario” è stata concepita.

Leggi utili a chi le ha sfruttate per delle campagne elettorali ispirate al terrorismo psicologico e mediatico e al populismo. Leggi per cui spesso l’Europa ci ha bacchettati e ripresi.

L’Europa, la stessa che i nostri governanti accusano di eccessiva distanza da certe nostre emergenze, forse perché le conviene o più probabilmente perché ci considera capaci di gestirli da soli.

L’Europa, che tanto pretende e poco dà, l’Europa che, evidentemente, ci sopravvaluta.

Ma è giusto dare la colpa di quanto è successo all’Europa?

Eppure certi leghisti o certi fomentatori d’odio razziale, i personaggi da “io non sono razzista, però…”, che ci fanno cadere la faccia ogni volta che aprono bocca, ce li siamo votati noi. Alcuni, come premio, glieli abbiamo pure mandati, in Europa.

Le leggi xenofobe le ha promosse la stessa classe politica che ci ha governati per anni, che non ha mai pensato di rivederle, quella che vive per sopravvivere e non per il benessere delle comunità e che oggi perde pure del tempo a decidere se un condannato deve decadere o no dal suo ruolo di parlamentare.

Oggi piangiamo un numero incalcolabile di morti. Dei morti a cui non importava niente della Bossi-Fini, niente del fatto che il loro solo esistere per lo Stato italiano fosse già un reato, né di quale sarebbe stato il loro destino una volta sbarcati.

Non gli importava niente dei governi, dei dittatori e dell’Europa. Niente degli ammonimenti e del solito gioco dello scaricabarile che non risolve i problemi.

Lampedusa per loro era un passaggio obbligato della loro fuga, non certo un luogo di villeggiatura, la prima tappa di un viaggio lungo e incerto. Lampedusa era anche la speranza, per chi voleva ricostruirsi una vita, lontano da un inferno di guerre e persecuzioni, magari ricongiungendosi con i propri cari già risiedenti in giro per il continente.

Oggi ci sono l’Indignazione, il Dolore e la Vergogna. Ma domani, a fari spenti, cosa rimarrà di questo momento? Chi ricorderà che si trattava di uomini, ma anche di donne e di bambini? Cosa importerà se le ragioni del loro viaggio della speranza non erano di lavoro ma di sopravvivenza?

Questo è il paese che ha avuto il coraggio di considerare reato la clandestinità, che condanna chi soccorre in mare le imbarcazioni in difficoltà, che ancora fatica a considerare “Italiani” i cittadini di seconda generazione.

Il paese che, nonostante il persistente stato di emergenza, si fa trovare sempre così impreparato dal non riuscire a trovare soluzioni di accoglienza migliori dei CIE.

Un paese che continua ad eleggere chi ha avuto il coraggio di abbandonare degli esseri umani al proprio destino, di renderli merce per i trafficanti di uomini e di privarli della loro libertà, per confinarli in centri accoglienza per un lasso di tempo indefinibile, in attesa di una burocrazia sempre troppo lenta e incapace.

Un paese capace di essere caritatevole e assassino allo stesso tempo.

C’è anche chi obietta che sarebbe giusto aiutarli, ma “a casa loro”.

Molti di loro fuggono da paesi in guerra civile e una “casa loro” non ce l’hanno neanche più, spesso sono stati costretti a lasciarla per non farla divenire anche la loro tomba. E poi, sappiamo bene, le ultime volte che abbiamo “aiutato” qualcuno a casa sua, portandogli libertà e democrazia, come è andata a finire.

Anche noi siamo stati un popolo di emigranti, ma dalla memoria corta. Anche noi siamo stati disprezzati al nostro arrivo in terra straniera, anche noi accusati di aver “importato” la nostra criminalità nel paese ospitante.

Anche noi oggi viviamo in una terra che si fa sempre più inospitale, che non ha cura dei suoi abitanti e che anzi li spinge sempre più ad allontanarsene. Anche noi siamo fuggiti e fuggiamo ancora.

Oggi l’argomento torna attuale perché è scoppiata la Tragedia, per una settimana o una decina di giorni, il circo mediatico ha puntato i suoi riflettori, ha il suo argomento da prima pagina.

La fiera dell’ipocrisia si è subito scatenata e tra i suoi partecipanti ha trovato anche gli insospettabili, i responsabili di questi disastri, quelli che oggi lanciano proclami e sensibilizzano ad un lutto nazionale, che donano la cittadinanza italiana ai morti, ma che indagano i vivi.

Come si può ritenere di avere la coscienza pulita, con tanto sangue a sporcare le nostre coste? Come si riesce a guardare con sufficienza certe scene senza riconoscere tra le vittime quello che potrebbe essere nostro fratello, nostro figlio o un nostro amico?

Bisogna spazzare via certe leggi e bisogna farlo presto, prima che la Tragedia torni in terza pagina, prima che il circo ci dica di parlare e pensare ad altro e che tutto questo venga, ancora una volta, dimenticato.

Altrimenti, passata l’Indignazione, affievolitosi il Dolore, ci rimarranno soltanto il Sangue e la Vergogna, quella di essere ipocriti.